Inchiesta Armao, la Procura chiede misure cautelari per nove: tensione politica su Schifani e governo

Rosalba Pipitone
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La nuova inchiesta della Procura di Palermo apre un altro fronte giudiziario attorno alla Regione Siciliana e alimenta, parallelamente, lo scontro politico tra maggioranza e opposizioni. Al centro del procedimento c’è Gaetano Armao, ex vicepresidente della Regione ed ex assessore all’Economia, per il quale i pm hanno chiesto una misura cautelare ipotizzando episodi di corruzione.
La richiesta riguarda complessivamente nove persone. Prima che il gip assuma una decisione, gli indagati dovranno essere sottoposti all’interrogatorio preventivo previsto dalla nuova disciplina. Per Armao e per l’avvocato Pietro Luigi Matta, secondo la ricostruzione contenuta nell’atto della Procura, è stata chiesta la custodia in carcere; per gli altri indagati sono state richieste misure meno afflittive.

L’indagine è stata sviluppata dalla Squadra mobile di Palermo. Gli investigatori hanno eseguito perquisizioni nell’abitazione di Armao, nei suoi studi professionali di Palermo e Roma e in alcuni uffici della Regione. Gli accertamenti si sono concentrati, in particolare, sui rapporti dell’ex presidente della Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali con imprenditori e professionisti interessati a procedimenti di competenza regionale.
Secondo l’ipotesi accusatoria, Armao avrebbe operato in due distinti ambiti. Da un lato ricopriva la presidenza della Cts, incarico concluso nell’agosto scorso; dall’altro svolge tuttora il ruolo di esperto del presidente della Regione Renato Schifani nei rapporti con Bruxelles e con il governo nazionale sui finanziamenti extra-regionali.
È soprattutto l’attività della Commissione tecnica specialistica a essere finita sotto la lente degli investigatori. L’organismo esamina gli aspetti tecnici legati alle autorizzazioni ambientali regionali, comprese quelle relative a impianti eolici e fotovoltaici. La Procura ipotizza che il ruolo ricoperto da Armao sarebbe stato utilizzato per favorire alcune società, intervenendo sui tempi delle pratiche e agevolando i rapporti con gli uffici regionali. Si tratta, tuttavia, di contestazioni che dovranno essere sottoposte alla valutazione del giudice.


Uno dei filoni riguarda la Cva.
Secondo l’accusa, l’avvocato Pietro Luigi Matta avrebbe ricevuto dalla società un contratto di consulenza considerato fittizio dagli inquirenti, per un importo complessivo di 147 mila euro. Una parte del denaro, sempre secondo la ricostruzione della Procura, sarebbe stata successivamente consegnata in contanti ad Armao.
In cambio, l’allora presidente della Cts avrebbe agevolato i rappresentanti delle società nei rapporti con gli uffici regionali e avrebbe concordato i tempi di trattazione di alcune pratiche. Tra queste sono indicati procedimenti riguardanti la Valutazione di impatto ambientale, il Provvedimento autorizzatorio unico regionale e la verifica del rispetto delle prescrizioni previste per i progetti.
Gli investigatori avrebbero inoltre raccolto elementi relativi alla presunta circolazione anticipata di informazioni riguardanti atti e comunicazioni dell’amministrazione regionale.


Un altro episodio preso in esame riguarda Sergio Vella
, rappresentante della Seap Bioenergy, impegnata nel progetto per la realizzazione ad Aragona di una piattaforma destinata alla selezione dei rifiuti e alla produzione di biometano e compost.
Anche in questo caso, secondo i pm, Armao e Matta avrebbero fornito indicazioni sui passaggi delle procedure amministrative e sui funzionari regionali coinvolti. La ricostruzione investigativa ipotizza quindi un sistema nel quale i rapporti professionali e istituzionali sarebbero stati sfruttati per rendere più agevole l’iter di alcune iniziative imprenditoriali.


Un distinto capitolo dell’inchiesta riguarda Luigi Zancla
, presidente della Samo Onlus. Per la Procura, Armao avrebbe ricevuto 6 mila euro attraverso un pagamento formalmente collegato a una fattura emessa da Matta.
Gli investigatori ritengono che la causale della somma potesse servire a mascherare un pagamento illecito, presentandolo come una consulenza legale collegata al programma regionale sulla rete delle cure palliative e della terapia del dolore.
Sempre secondo l’accusa, Armao avrebbe successivamente convocato negli uffici della Presidenza della Regione Salvatore Iacolino, allora dirigente generale del dipartimento della Pianificazione strategica dell’assessorato alla Salute. L’obiettivo, secondo la ricostruzione dei pm, sarebbe stato intervenire sull’applicazione di un decreto riguardante l’ampliamento degli accreditamenti degli operatori del sistema sanitario regionale per l’assistenza domiciliare integrata.

Nello stesso contesto compare Mario Lupo
, già arrestato nel settembre dello scorso anno nell’ambito di un’altra indagine per corruzione. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Lupo avrebbe ammesso di avere versato denaro al dirigente dell’Asp Francesco Cerrito per accelerare pratiche relative ai rimborsi destinati alla Samot.
La Samot, precisa la ricostruzione giudiziaria riportata nell’inchiesta, non è coinvolta nelle contestazioni rivolte agli indagati. Gli investigatori avrebbero inoltre documentato la consegna di 2 mila euro a Cerrito, denaro che sarebbe stato nascosto all’interno della confezione di una bomboniera.


Tra le posizioni esaminate c’è anche quella del deputato regionale del Mpa Giuseppe Geremia Lombardo
, componente della commissione Sanità dell’Ars.
La Procura ipotizza che Lombardo avrebbe ottenuto da Zancla e Lupo la promessa dell’assunzione di una persona a lui politicamente vicina. In cambio, secondo l’accusa, avrebbe sostenuto gli interessi delle società all’interno della commissione.
Tra gli interventi indicati dagli investigatori figura anche una variazione di bilancio approvata il 10 giugno 2025, contenente finanziamenti destinati alle cure palliative.


Nove gli indagati

Oltre ad Armao e Lombardo, l’inchiesta coinvolge Giuseppe Argirò, Benedetta Veruska Costanzo, Mario Lupo, Marco Gentile Malacarne, Luigi Pietro Matta, Sergio Vella e Luigi Zancla.
La Procura ha chiesto misure cautelari per tutti. La decisione, però, non spetta agli investigatori né all’accusa: sarà il gip, dopo gli interrogatori preventivi, a valutare le richieste e gli elementi raccolti nel procedimento.

L’inchiesta ha avuto effetti immediati anche sul terreno politico.

Il gruppo Controcorrente all’Ars, guidato da Ismaele La Vardera
, ha collegato il caso alle altre vicende giudiziarie che hanno interessato esponenti della politica regionale.
La Vardera, insieme a José Marano, Alessandro De Leo e Carlo Gilistro, ha rivolto le proprie critiche al presidente Renato Schifani, sostenendo che la successione di indagini e procedimenti riguardanti esponenti della maggioranza costituisca un problema politico per l’attuale governo regionale. Da qui la richiesta di interrompere l’esperienza di governo e lasciare Palazzo d’Orléans.


Sulla vicenda è intervenuto anche il Partito Democratico siciliano
. Il segretario regionale Anthony Barbagallo ha inserito il caso Armao nella propria critica all’amministrazione Schifani, parlando di un problema strutturale legato alla corruzione. Allo stesso tempo, ha richiamato alla prudenza considerando la fase ancora preliminare dell’indagine e ha espresso fiducia nell’attività della Procura di Palermo e degli investigatori.


Anche il Movimento 5 Stelle ha preso posizione
. Il capogruppo all’Ars Antonio De Luca ha indicato la richiesta nei confronti di Armao come un ulteriore episodio da inserire nel quadro delle recenti vicende giudiziarie che hanno coinvolto esponenti dell’area di governo. Nel suo intervento ha richiamato anche il procedimento relativo all’assessora regionale al Turismo Elvira Amata, rinviata a giudizio con l’accusa di corruzione.
De Luca ha comunque ribadito il principio della presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva, concentrando la critica soprattutto sugli aspetti politici e sulla necessità, secondo il M5S, di rafforzare gli strumenti di prevenzione della corruzione e di tutela di chi segnala possibili illeciti nella pubblica amministrazione.


La prossima decisione spetta al gip

Il procedimento si trova dunque ancora nella fase delle indagini e delle valutazioni sulle misure cautelari. I nove indagati dovranno affrontare l’interrogatorio preventivo prima che il giudice decida sulle richieste della Procura.
Sul piano giudiziario, resta fondamentale che le contestazioni formulate dagli inquirenti siano considerate ipotesi accusatorie e che eventuali responsabilità penali possano essere stabilite soltanto attraverso il successivo iter processuale e, in via definitiva, da una sentenza.
Sul piano politico, invece, l’inchiesta ha già riacceso il confronto all’Ars e fornito alle opposizioni un nuovo elemento di critica nei confronti del governo guidato da Renato Schifani.


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Rosalba Pipitone


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