Il progetto da circa 700 MW prevede l’approdo dei cavidotti sulla costa petrosilena. Preoccupazioni per paesaggio, pesca e agricoltura, mentre il Comune di Favignana ha espresso parere contrario.
Il Canale di Sicilia si prepara a diventare uno dei nuovi poli dell’eolico offshore nel Mediterraneo. Al largo delle isole Egadi è infatti previsto il lotto Sud-Est del progetto Med Wind Scirocco, un impianto basato su aerogeneratori galleggianti progettati per operare anche a profondità marine fino a 830 metri. Un’opera di notevoli dimensioni, presentata come un contributo alla transizione energetica, ma che solleva interrogativi sull’impatto ambientale, paesaggistico ed economico per i territori interessati. Tra questi, Petrosino occupa una posizione particolarmente delicata.
Il piano contempla 50 turbine, ciascuna con una potenza nominale massima di 18,8 MW, per una capacità complessiva indicata in circa 700 MW. Nelle prime comunicazioni, la società proponente aveva sottolineato la distanza dell’impianto dalla terraferma: oltre 46 chilometri dalle Egadi e circa 83 chilometri dalla costa siciliana. Una distanza che, secondo le rassicurazioni iniziali, avrebbe limitato la visibilità delle strutture, anche grazie alla curvatura terrestre e alle condizioni atmosferiche, riducendo le possibili conseguenze sul paesaggio e sull’attrattività turistica.
Le dimensioni effettive degli aerogeneratori, tuttavia, alimentano le contestazioni. Con un’altezza dichiarata di 327,5 metri, superiore a quella della Torre Eiffel, le turbine potrebbero essere visibili da diversi punti panoramici della Sicilia occidentale e dell’arcipelago. A opporsi al progetto è stato anche il Comune di Favignana, che ha trasmesso al Ministero dell’Ambiente un parere negativo, richiamando le possibili ricadute visive sulle alture di Erice, sul castello di Santa Caterina a Favignana e su varie aree del territorio marsalese.
La questione non riguarda soltanto la percezione dell’impianto dal mare o dalle isole. Le preoccupazioni investono anche la conservazione di un patrimonio paesaggistico e naturalistico che rappresenta una componente essenziale dell’identità locale, oltre che una risorsa per il turismo e le attività tradizionali.
Petrosino, il punto di approdo dell’energia prodotta in mare
Se le contestazioni sull’impatto visivo interessano soprattutto l’arcipelago e i punti panoramici della costa, per Petrosino il progetto comporta conseguenze dirette sul territorio. Il Comune è stato individuato come sede dell’approdo dei cavi sottomarini destinati a trasferire sulla terraferma l’elettricità generata dal parco offshore.
È questo il passaggio che rende Petrosino uno snodo essenziale dell’infrastruttura. La realizzazione dell’approdo e delle opere di collegamento potrebbe comportare interventi sul demanio marittimo, scavi lungo il territorio comunale e la presenza di infrastrutture destinate a rimanere operative per un periodo prolungato.
Secondo i dati riportati nel quadro progettuale, l’area interessata dall’approdo coinvolgerebbe circa 673 metri quadrati di demanio marittimo costiero. A questo intervento si aggiungerebbe il percorso dei cavidotti, chiamati a raggiungere la stazione elettrica di Partanna attraversando il territorio per diversi chilometri.
Un tracciato che pone interrogativi sulla compatibilità delle opere con le attività agricole e con il paesaggio rurale. Petrosino è infatti un territorio nel quale l’agricoltura rappresenta una componente importante dell’economia locale e nel quale l’occupazione del suolo e le eventuali interferenze con le colture costituiscono aspetti da valutare attentamente.
Non meno rilevanti sono le questioni legate all’ambiente marino. La posa dei cavi, le attività di manutenzione e il traffico navale necessario al funzionamento dell’impianto potrebbero incidere sugli equilibri dei fondali e sulle attività della piccola pesca. Si tratta di preoccupazioni che assumono un peso particolare considerando che la concessione demaniale marittima richiesta dalla società Med Wind Scirocco S.r.l. avrebbe una durata di 40 anni.
Uno degli aspetti più discussi riguarda il rapporto tra i possibili costi ambientali sostenuti dal territorio e i benefici che potrebbero ricadere direttamente sulle comunità coinvolte.
Il progetto viene inserito nel percorso di decarbonizzazione attraverso la produzione di energia da fonte rinnovabile. La presenza dell’impianto potrebbe inoltre generare opportunità occupazionali, soprattutto nelle attività tecniche e specialistiche legate alla manutenzione. Resta però da chiarire quale sarebbe il ritorno concreto per Petrosino e per gli altri comuni interessati dalle infrastrutture.
La principale obiezione avanzata dai critici è che il territorio e il mare potrebbero sopportare una parte significativa degli effetti dell’opera senza ottenere vantaggi proporzionati. L’elettricità prodotta sarebbe infatti immessa nella rete nazionale e non destinata esclusivamente alle comunità più vicine all’impianto. Di conseguenza, la realizzazione del parco non comporterebbe automaticamente una riduzione delle bollette per i residenti, né garantirebbe che le isole Egadi possano abbandonare la dipendenza dalle centrali a gasolio.
Il Comune di Favignana ha chiarito la propria contrarietà sottolineando che la posizione espressa non equivale a un rifiuto generalizzato delle energie rinnovabili. La contestazione riguarda, piuttosto, le dimensioni dell’intervento e la sua compatibilità con il contesto ambientale e paesaggistico.
Per Petrosino, il punto centrale resta la necessità di valutare se le opere a terra, le servitù connesse ai cavidotti e le possibili interferenze con agricoltura, pesca e turismo siano accompagnate da garanzie concrete. Anche le eventuali compensazioni ambientali, richiamate tra le possibili misure a favore del territorio, dovranno essere valutate sulla base di impegni verificabili.
Nel percorso autorizzativo, un passaggio importante è rappresentato dall’avviso pubblicato il 3 gennaio 2026, che indicava un termine di 30 giorni per la presentazione delle osservazioni. La finestra temporale prevista per le istanze e le contestazioni nell’ambito di quella procedura risulta ormai trascorsa.
La scadenza, tuttavia, non elimina la necessità di un confronto pubblico sulle conseguenze del progetto. Le amministrazioni comunali e gli enti territoriali sono chiamati a chiarire la propria posizione, rendendo note le valutazioni sull’impatto delle infrastrutture e sulle ricadute per le comunità interessate.
Il tema riguarda in particolare la rappresentanza delle istanze dei cittadini, dei pescatori e degli agricoltori, che chiedono attenzione per le attività economiche locali e per la salvaguardia del patrimonio costiero. Il superamento del termine previsto per le osservazioni non può essere considerato, di per sé, un'approvazione dell’opera da parte del territorio.
Resta quindi centrale il ruolo delle istituzioni locali nel confronto con gli organismi competenti, affinché le esigenze delle comunità siano prese in considerazione durante il procedimento e nelle successive valutazioni di competenza.
Una concessione di 40 anni e il futuro della costa
A rendere ancora più rilevante il dibattito è la durata della concessione demaniale marittima richiesta dalla società Med Wind Scirocco S.r.l.: 40 anni. Un orizzonte temporale che impone di considerare non soltanto la fase di realizzazione dell’impianto, ma anche le conseguenze di lungo periodo della sua presenza.
Per quattro decenni, lo specchio acqueo interessato dal progetto e le aree costiere utilizzate per l’approdo saranno coinvolti nelle esigenze operative dell’infrastruttura. La durata dell’impegno rende quindi necessario interrogarsi sulle possibili ricadute per la pesca tradizionale, il turismo, la tutela del paesaggio e le altre attività che dipendono dalle caratteristiche del territorio.
La questione non si esaurisce nella scelta tra energia rinnovabile e fonti fossili. Il confronto riguarda anche le modalità con cui realizzare la transizione energetica, la distribuzione dei suoi benefici e la tutela delle comunità che ospitano le opere necessarie a produrre e trasportare l’elettricità.
Da un lato, Med Wind Scirocco promette un contributo alla decarbonizzazione e possibili opportunità di lavoro specializzato. Dall’altro, le dimensioni dell’impianto, la durata della concessione e le infrastrutture previste sulla costa richiedono un esame attento delle conseguenze ambientali ed economiche.
La petizione per fermare il progetto
Nel frattempo, è attiva online una petizione promossa da un comitato di cittadini delle Egadi che chiede di bloccare il maxi impianto eolico offshore Med Wind. I promotori contestano le dimensioni dell’intervento e paventano conseguenze rilevanti per gli ecosistemi e il paesaggio di Marettimo e dell’intero arcipelago.
La raccolta firme è consultabile al seguente indirizzo:
Il futuro del progetto resta dunque legato al confronto tra le esigenze della transizione energetica e la necessità di tutelare i territori interessati. Per Petrosino, la questione è particolarmente concreta: l’impianto sarà collocato al largo, ma una parte essenziale delle infrastrutture per portare a terra l’energia attraverserà proprio la sua costa e il suo territorio.
L'avviso della Capitaneria di Porto:
Rosalba Pipitone
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