
Il progetto da 190 turbine nel Canale di Sicilia finisce nel mirino dell’ente gestore delle Saline di Trapani e Paceco. Al centro delle contestazioni l’impatto sull’avifauna, il paesaggio e il passaggio dei cavidotti da Petrosino.
Il progetto Med Wind, che prevede la realizzazione di quattro parchi eolici offshore nel Canale di Sicilia, è al centro delle contestazioni del WWF Italia. L’ente, attraverso il soggetto gestore della Riserva naturale delle Saline di Trapani e Paceco, ha presentato nel gennaio 2026 un documento di opposizione indirizzato alla Capitaneria di Porto di Trapani e trasmesso, per conoscenza, al Ministero dell’Ambiente, alla Commissione PNRR-PNIEC e a numerose amministrazioni comunali del territorio.
Le osservazioni riguardano gli impianti denominati Grecale, Scirocco, Tramontana e Maestrale e sollevano preoccupazioni per le conseguenze ambientali, paesaggistiche e territoriali dell’intervento. Nella comunicazione sono coinvolti i Comuni di Petrosino, Alcamo, Mazara del Vallo, Marsala, Favignana, Trapani, Partanna, Castelvetrano, Partinico e Balestrate.
Quattro impianti e 190 turbine galleggianti: il piano industriale contempla l’installazione di 190 aerogeneratori galleggianti, collocati al largo della località Biscione e delle isole Egadi. Le strutture dovrebbero essere ancorate su piattaforme progettate per operare anche a profondità marine fino a 830 metri.
Uno degli aspetti contestati riguarda la visibilità degli impianti. Secondo i dati tecnici richiamati nelle osservazioni, le turbine raggiungerebbero un’altezza di 327,5 metri, dimensioni che, secondo il WWF, renderebbero le strutture visibili da diversi punti della Sicilia occidentale. Tra le aree indicate figurano le alture di Erice, il castello di Santa Caterina a Favignana e varie zone del territorio marsalese.
La presenza degli aerogeneratori potrebbe quindi modificare sensibilmente il panorama costiero e marino, con ripercussioni su un paesaggio considerato parte integrante dell’identità storica e culturale del territorio.
Rotte migratorie e specie protette sotto osservazione: la principale preoccupazione ambientale espressa dal WWF riguarda la tutela della fauna selvatica. Il Canale di Sicilia rappresenta infatti un corridoio di collegamento tra Europa e Africa utilizzato da numerose specie durante le migrazioni stagionali.
Nelle osservazioni viene evidenziata la possibile interferenza tra gli impianti eolici e i movimenti dell’avifauna, con particolare attenzione a specie protette come il fenicottero rosa e il falco pescatore. Tra i rischi segnalati figurano le possibili collisioni con le pale e il cosiddetto effetto barriera, che potrebbe interferire con gli spostamenti degli uccelli.
La documentazione sottolinea inoltre che i quattro impianti si troverebbero a una distanza indicativa compresa tra 50 e 75 chilometri dalla Riserva naturale orientata delle Saline di Trapani e Paceco e dai siti della Rete Natura 2000 identificati come ZPS ITA010028 e ZSC ITA010007.
La distanza, secondo le osservazioni presentate, non escluderebbe possibili ripercussioni su aree di rilevanza internazionale per la conservazione degli habitat costieri e dell’avifauna migratrice.
L’area vasta interessata dall’intervento e i tracciati delle connessioni a terra comprendono inoltre diversi siti di interesse naturalistico: zone umide riconosciute dalla Convenzione di Ramsar, Important Bird Areas (IBA), Zone di protezione speciale (ZPS), Zone speciali di conservazione (ZSC), parchi e riserve regionali, oltre all’Area marina protetta delle Isole Egadi.
Per il WWF, le criticità devono essere valutate considerando congiuntamente i quattro impianti, data la loro contiguità geografica e la presenza di problematiche ambientali analoghe. Il documento richiama in particolare il ruolo della Sicilia occidentale come area strategica per il passaggio di numerose specie migratrici, alcune delle quali caratterizzate da elevata vulnerabilità e specifici obblighi di tutela anche durante gli spostamenti stagionali.
Petrosino al centro del collegamento con la terraferma
Un altro punto centrale della contestazione riguarda il territorio di Petrosino, individuato come punto di approdo dei cavidotti sottomarini destinati a trasportare l’energia prodotta dagli impianti offshore.
Il collegamento a terra rappresenterebbe una delle componenti più rilevanti dell’opera per le comunità locali. Secondo i dati riportati nell’articolo, l’area di approdo interesserebbe circa 673 metri quadrati di demanio marittimo costiero, con interventi di scavo e la realizzazione delle infrastrutture necessarie al passaggio dei cavi.
Da Petrosino, i collegamenti dovrebbero attraversare il territorio per raggiungere le stazioni elettriche di conversione previste ad Alcamo e lo snodo di Partanna. Il tracciato potrebbe quindi interferire con le attività agricole, le colture locali e il paesaggio rurale.
Alle opere terrestri si aggiungono le preoccupazioni per la posa dei cavi sul fondale e per il traffico navale connesso alle attività di installazione e manutenzione. Un impegno operativo destinato, secondo quanto riportato, a protrarsi per i successivi 40 anni, con possibili conseguenze per la piccola pesca e per gli ecosistemi marini lungo la costa.
Tra gli aspetti che richiedono ulteriori chiarimenti figura anche il percorso dei cavidotti terrestri in relazione alla Zona di protezione speciale di Margi Nespolilla.
La preoccupazione espressa riguarda la possibilità che le infrastrutture interessino questa zona protetta. Un eventuale attraversamento potrebbe comportare interferenze con gli habitat umidi, disturbi acustici e vibrazionali per le specie presenti e modifiche agli equilibri idrogeologici dell’area.
Nel testo viene inoltre segnalata l’assenza di una posizione ritenuta sufficientemente chiara da parte delle istituzioni locali e regionali su questo specifico aspetto. La questione resta quindi legata alla necessità di verificare puntualmente il tracciato e le sue eventuali interferenze con il sito tutelato.
Benefici energetici e ricadute locali
Le contestazioni sollevate riguardano anche la distribuzione dei costi e dei benefici dell’intervento. Secondo le perplessità riportate nel documento, i territori costieri e il mare delle Egadi sarebbero chiamati a ospitare le infrastrutture e a sostenerne le conseguenze ambientali, senza garanzie di benefici diretti proporzionati per le comunità interessate.
Tra i temi evidenziati figura la destinazione dell’energia prodotta, che verrebbe immessa nella rete elettrica nazionale. Le osservazioni mettono in dubbio che la realizzazione degli impianti possa tradursi automaticamente in una riduzione delle bollette per i residenti o in un miglioramento immediato dell’approvvigionamento energetico delle isole Egadi, dove, secondo quanto riportato, continuerebbero a essere utilizzate le centrali esistenti.
Si tratta di questioni che si intrecciano con il dibattito sulla transizione energetica e sulla necessità di conciliare lo sviluppo delle fonti rinnovabili con la protezione degli ecosistemi e gli interessi delle comunità locali.
La concessione demaniale di 40 anni contestata dal WWF: nel documento di opposizione viene sollevata anche una questione procedurale: la richiesta di una concessione demaniale marittima della durata di 40 anni, mentre risultano ancora in corso le procedure di Valutazione di impatto ambientale (VIA) e di Valutazione di incidenza ambientale (VIncA).
Secondo la posizione espressa dal WWF, attribuire un utilizzo esclusivo di un bene pubblico per un periodo così lungo prima della conclusione delle verifiche ambientali rischierebbe di anticipare decisioni rilevanti senza aver prima accertato pienamente la compatibilità dell’intervento con gli habitat e le specie protette.
La questione assume particolare rilievo alla luce della vicinanza, seppure a decine di chilometri di distanza, di aree naturali di riconosciuta importanza per la biodiversità e le rotte migratorie.
Petizione online e richiesta di una posizione delle istituzioni
Sul fronte della mobilitazione pubblica, è attiva una petizione online dedicata al progetto e alla tutela delle Egadi, che chiede di fermare il mega impianto eolico offshore e promuovere un modello di sviluppo dell’energia eolica ritenuto sostenibile.
La petizione è consultabile a questo indirizzo:
La presentazione delle osservazioni formali, secondo quanto riportato nell’articolo di partenza, arriva in una fase in cui i termini per tali adempimenti risultano scaduti. Resta tuttavia aperto il confronto sulle conseguenze dell’opera e sul ruolo delle amministrazioni coinvolte.
Il WWF chiede che le criticità ambientali siano considerate nell’ambito delle procedure previste, mentre per Petrosino, i Comuni limitrofi, i pescatori e gli agricoltori rimane centrale la questione delle ricadute concrete sul territorio. La decisione sul futuro del progetto dovrà confrontarsi con le valutazioni ambientali, le esigenze energetiche e le preoccupazioni delle comunità interessate.
Rosalba Pipitone
©Riproduzione riservata
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